Cinema
Nel II Municipio il cinema parla green con l’AntropoCine Film Fest 2025

Nel II Municipio il cinema parla green con l’AntropoCine Film Fest 2025

Dal 3 dicembre al 5 dicembre nel territorio del Municipio Secondo di Roma ha avuto luogo l’AntropoCine Film Fest, con proiezioni, anticipazioni e incontri intorno ai diversi modi di raccontare l’ambiente e l’ecologia attraverso il cinema, curato dall’Associazione culturale Roma Green con la collaborazione del Clorofilla Film Fest (Legambiente) e dell’associazione Libera.
La rassegna AntropoCine Film Fest è un progetto che vuole proporre momenti di riflessione sul rapporto uomo-ambiente, sul modo in cui la società contemporanea affronta il tema e sulle conseguenze a livello sociale.
La manifestazione, nel suo complesso, come momento di educazione e sensibilizzazione del pubblico sulla cultura cinematografica e ambientale, vuole anche evidenziare l’evoluzione dell’industria audiovisiva nella direzione della sostenibilità. La settima arte, infatti, può avere un ruolo importante nella difesa dell’ambiente ed essere uno strumento privilegiato nel raccontare buone e cattive pratiche,  può dare un importante contributo nella riduzione delle emissioni inquinanti.

Roma Green è una giovane realtà nata nel territorio del Municipio II per la promozione della tutela dell’ambiente, del rispetto del territorio, dello sviluppo sostenibile, del benessere animale, della divulgazione scientifica, della solidarietà sociale, attraverso manifestazioni scientifiche, artistiche e culturali, favorendo l’innovazione eco-tecnologica e le pratiche eco-friendly.
Giunta alla terza edizione, la rassegna AntropoCinefilmfest, quest’anno, ha avuto una doppia location: il Cinema delle Province e lo Spazio Extra di Libera.
L’opening di Mercoledì 3, alle ore 20.30, presso il Cinema delle Province (Viale delle Province 41) ha visto, dopo i saluti d’apertura di Livio De Santoli (Prorettore alla Sostenibilità Sapienza, Università di Roma) la proiezione del documentario Breath   un viaggio emozionante e intimo, firmato dalla regista Ilaria Congiu, che esplora il cambiamento climatico, l’inquinamento e la pesca industriale attraverso gli occhi di chi ha visto il mare cambiare. A parlare con il pubblico sulla situazione dei nostri mari, oltre alla regista, è stata anche Mila Cataldo di Marevivo, fondazione che ha sostenuto il progetto del film insieme a Legambiente. A chiudere la serata sono stati due cortometraggi: Aethusa, il mare svelato diretto da Claudio Valerio, con esplorazione del mondo sottomarino intorno all’isola di Linosa e L’uccello imbroglione per la regia di David Salucci che racconta la storia di fantasia di un uccello dalle particolari doti ingannatrici. Presenti entrambi i registi.
A presentare alle classi dell’IC Falcone e Borsellino il film L’ultimo spettacolo sono intervenuti, oltre ai rappresentanti Roma Green, il regista Andrea Morabito, Giacomo Bottinelli e Giulia Sacchi del progetto scuole della LAV. L’incontro che ha visto la presenza di 98 studenti si è svolto nella mattinata di mercoledì 3 dicembre ed è stato reso possibile grazie all’accoglimento del progetto da parte del dirigente scolastico Rosalba Tomassi. Nelle prossime settimane su richiesta dell’istituto è stato programmato un momento di restituzione agli studenti con la possibilità di approfondire la tematica toccata dal film, sullo sfruttamento degli animali,

La rassegna si è spostata, Giovedì 4 e Venerdì 5, presso lo Spazio Extra di Libera (via Stamira 5).
Sono state 5 cinque le pellicole in programmazione nella seconda giornata di Giovedì 4 dicembre. Si è iniziato alle 20.00 con due pellicole dedicate al mondo animale.  Ha aperto la serata il corto Lui mi aspetta di Fabio Fontana su una inusuale amicizia tra uccelli ed esseri umani e, a seguire, il lungometraggio prodotto dalla LAV L’ultimo spettacolo diretto da Andrea Morabito, film denuncia contro lo sfruttamento e il maltrattamento degli animali nei circhi e sulla lunga battaglia giudiziaria intrapresa dalla associazione. Presente, oltre al regista, il presidente Lav, Gianluca Felicetti.
Alle 22.00 la programmazione è continuata con il documentario Il prezzo che paghiamo di Sara Manisera che intreccia le storie di persone comuni le cui vite sono profondamente colpite dalla crisi climatica e dall’industria dei combustibili fossili. Ospite della serata Alessandro Giannì di Greenpeace, associazione che ha patrocinato il film. A chiudere la programmazione della serata due documentari brevi: Questi ragazzi di Renato Chiocca sul mondo scolastico e i giovani e l’opera di Giuseppe Cacace e di Guido Massimo Calanca Le piccole cose, un invito a rivalutare i tanti piccoli gesti e gli eventi che accadono nella vita di tutti i giorni.

La serata conclusiva, venerdì 5 Dicembre, presso lo Spazio Extra Libera (via Stamira 5) è stata all’insegna della tutela ambientale e dell’impegno sociale. Dopo la cerimonia di premiazione è seguito un momento di spettacolo con il reading concert “Non sopporto le cose storte”. Attraverso i testi scritti da Andrea Carnì, ricercatore e docente di Criminalità organizzata e metodologia della ricerca presso l’Università degli Studi di Milano e i brani di Fabio Macagnino, cantautore e artista poliedrico italo-tedesco, in un intreccio inestricabile di parole, è stata ricostruita la vicenda delle “navi a perdere”, imbarcazioni affondate nel Mar Mediterraneo con carichi radioattivi, delle indagini effettuate dalla Procura di Reggio Calabria e della morte sospetta di Natale De Grazia, ufficiale della Capitaneria di Porto di Reggio Calabria che seguiva le indagini, di cui ricorre il trentennale dalla scomparsa.

A proclamare i vincitori della seconda edizione di AntropoCine Film Fest è stata la giuria composta da Gaia Scorza Barcellona (giornalista, Green&Blue di Repubblica). Juliane Biasi (ecoartista e documentarista), Edoardo Casoli (Biologo, docente della Sapienza) Emanuele Genovese (Fridays for future) e Daniela Poggi (attrice).
Ha ricevuto la menzione speciale il documentario Breath di ilaria Congiu con la seguente motivazione:
Un film documentario alla cui storia, ben sviluppata e convincente, partecipiamo con empatia, perché l’impatto della pesca a strascico e dell’industria ittica sull’ambiente e sull’economia locale è questione ancora poco nota rispetto al boom che sta avendo il consumo di risorse marine sul mercato. L’opera ci fa immergere nel mare ma richiamandoci alla nostra responsabilità per l’ambiente e i suoi abitanti, i pesci prima di tutto. È un film che non spaventa, pur stimolando la discussione su temi urgenti come l’inquinamento marino, la pesca industriale e il consumismo, e ci incoraggia a diventare più consapevoli e attivi, soprattutto nelle nostre scelte quotidiane, individuali e collettive. La regista stessa, con la sua storia personale e i personaggi che ha scelto per raccontarla, diventano specchi dell’ecosistema umano e naturale sempre più fragile che ha bisogno della nostra attenzione, della nostra consapevolezza, della nostra cura. Un messaggio che arriva diritto al cuore.

A vincere la seconda edizione dell’AntropoCinefilmfest è l’opera Il prezzo che paghiamo di Sara Manisera con la seguente motivazione:
Per il taglio d’inchiesta e l’importanza della partecipazione cittadina su questioni ambientali poco note benché diffuse a livello nazionale: il fatto che la storia sia stata raccontata attraverso un’esperienza personale e familiare, mette in rilievo l’enorme impatto dell’estrazione di combustibili fossili sulla vivibilità del territorio negli anni. Il documentario di Sara Manisera, infatti, ci fa sentire concreto e urgente un tema, quello degli effetti del cambiamento climatico, che molti pensano non influenzi ancora le nostre esistenze e ci fa entrare invece nelle storie di Maria e di altri agricoltori colpiti dalle conseguenze di alluvioni che hanno spazzato via intere vite di lavoro. A partire da qui veniamo a conoscere le importanti connessioni tra queste devastanti ricadute ambientali, sociali ed economiche, vissute in prima persona da Maria e dagli altri, e l’estrazione di petrolio e di gas, da cui trae origine la crisi climatica. Strutturato con logica e rigore, il film genera nello spettatore una maggiore consapevolezza sulle gravi conseguenze sociali ed ambientali di un consumo eccessivo di petrolio e gas ed è inoltre particolarmente apprezzabile per la chiave di lettura sulla divisione delle responsabilità. Siamo tutti in qualche modo responsabili, ma “alcuni” più di altri. L’unico cambio di rotta possibile (e imperativo) non potrà che passare attraverso il sacrificio dei profitti, o del modo con cui al momento questi “alcuni” li guadagnano a discapito del pianeta.

Nel corso della rassegna è stato possibile visitare lo spazio multimediale e interattivo Extralibera dedicato alle storie delle vittime innocenti delle mafie, raccontate attraverso immagini, testi e grazie al lavoro documentaristico di decine di giovani registi/e. Tra le storie raccontate anche quelle di chi si è battuto per la difesa dell’ambiente, come Roberto Mancini, don Cesare Boschin, Peppino Impastato e Renata Fonte.

L’evento, realizzato con  il sostegno del Municipio Secondo di Roma, si prefigge di dare parola ai protagonisti del cinema ecologico di oggi attraverso incontri con docenti universitari, giornalisti, scrittori, attori e filmmakers e di fotografare la recente produzione cinematografica nazionale del settore dando spazio alle opere più recenti dei filmmakers italiani a testimonianza di come i nostri autori siano sempre più attenti alle tematiche ambientali e di come di debba parlare a pieno titolo di un “Ecocinema italiano”. Alla base del progetto Roma green c’è l’idea di un’etica culturale declinata e votata allo sviluppo sostenibile delle comunità romane e laziali.
AntropoCine Film Fest, nello specifico, rappresenta un “unicum” nel panorama delle manifestazioni di cinema ambientale non solo perché ha un’attenzione ai film ecosostenibili, ovvero quelli che nella fase di realizzazione osservano protocolli ambientali, ma anche perché privilegia i film con tematica ambientale e sociale italiani e, nello specifico, di autori romani e laziali.

AntropoCine ha avuto una buona risposta da parte del pubblico e dalla stampa e i profili social dell’associazione hanno avuto oltre 10 mila visualizzazioni.
La rassegna è stata a titolo gratuito.

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